Monaco

Fare imprenditoria a Monaco

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Approfondimento a cura di:
Entrepreneurship in Monaco

Con il piano «Entrepreneurs+», il Conseil National ha aperto una riflessione sulle condizioni di sviluppo dell'imprenditorialità a Monaco. Le proposte presentate sono volte a sostenere le TPE/PME, semplificando l'avvio di nuove attività e adattando alcuni meccanismi amministrativi alle esigenze dell'economia attuale. Questa iniziativa si inserisce nel contesto della recente legge di modernizzazione del diritto societario, confermando la volontà delle istituzioni di adattare il quadro normativo alle evoluzioni dell'economia contemporanea.

Monaco rappresenta un ecosistema economico di nicchia, caratterizzato da elevati standard qualitativi, stabilita e attrattività internazionale. Proprio per queste caratteristiche riesce ad attrarre imprenditori, investitori e professionisti provenienti da numerosi Paesi, portatori di competenze, know-how e reti internazionali che possono contribuire allo sviluppo economico del Principato.

Dal punto di vista di chi accompagna quotidianamente imprenditori stranieri nel loro percorso di sviluppo nel Principato, queste proposte rispondono a esigenze spesso riscontrate nella pratica: l'accesso agli spazi professionali, i costi di avvio, la semplificazione amministrativa e una maggiore trasparenza nei criteri per l'ottenimento dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività.

In effetti, operare sul territorio non è sempre semplice. Il Principato dispone di punti di forza evidenti, ma deve anche confrontarsi con rigidità che, soprattutto per chi arriva dall'estero, possono incidere sulla scelta di avviare o meno un'attività. E in questo contesto che si inserisce una riflessione più ampia sull'equilibrio tra la tutela degli interessi locali e la valorizzazione del contributo che imprenditori, investitori e professionisti stranieri possono apportare all'economia monegasca.

Resta tuttavia una domanda essenziale: in quali tempi e con quali modalità queste misure potranno essere effettivamente realizzate? L'assenza, almeno per ora, di un calendario chiaro invita a mantenere un approccio prudente.

 

Spazi professionali più coerenti con il lavoro di oggi

Una delle proposte riguarda la revisione dei criteri di attribuzione degli spazi professionali pubblici e dei business center. L'idea e distinguere ii personale amministrativo, presente stabilmente negli uffici, dai collaboratori operativi, come tecnici, consulenti, commerciali, personale sul territorio o figure che lavorano prevalentemente presso clienti o da remoto.

Questo approccio riflette in modo più realistico ii funzionamento delle imprese di oggi. In numerose attività, una parte significativa del lavoro viene svolta fuori sede, in mobilita o attraverso modalità ibride che non richiedono una presenza permanente in ufficio.

Estendere a più strutture, un criterio già sperimentato in contesti come Monaco Boost, permetterebbe di adattare meglio gli spazi alle esigenze reali delle imprese, favorendo al tempo stesso una gestione più efficiente dei locali disponibili.

 

Percorsi imprenditoriali più flessibili

Un altro aspetto meritevole di attenzione riguarda l’evoluzione dei percorsi di creazione d’impresa. Nella pratica, molti progetti non nascono attraverso un passaggio immediato da una situazione professionale all’altra, ma si costruiscono progressivamente, attraverso una fase di preparazione, verifica del mercato e consolidamento dell’attività.

In questo senso, l’apertura dell’aiuto all’imprenditorialità anche a persone ancora attive, salariate o pensionate, rappresenterebbe un’evoluzione pragmatica. Molti potenziali imprenditori possono infatti desiderare di sviluppare un progetto senza rinunciare immediatamente alla stabilità economica garantita da un’attività professionale parallela. 

La stessa logica vale per le persone che hanno già avuto un’esperienza imprenditoriale in passato. Chi ha creato o gestito un’impresa porta spesso con sé competenze operative, esperienza gestionale e una migliore comprensione del rischio. Prevedere una valutazione più flessibile, ad esempio distinguendo tra esperienze recenti e attività indipendenti ormai lontane nel tempo, permetterebbe di valorizzare profili maturi senza favorire effetti opportunistici.

In questo modo, il dispositivo potrebbe accompagnare meglio la diversità dei percorsi professionali contemporanei, sostenendo sia le riconversioni sia le seconde opportunità imprenditoriali, a beneficio del tessuto economico monegasco.

 

Costi contabili più adatti alle piccole strutture 

Per una piccola impresa o per un imprenditore in fase di avvio, i costi contabili rappresentano spesso una voce di spesa significativa. Anche strutture molto semplici devono rispettare obblighi dichiarativi, contabili e amministrativi che possono pesare in modo importante sulla tesoreria iniziale.

L'idea di favorire tariffe più adatte alle TPE va quindi nella giusta direzione. Non si tratterebbe necessariamente di imporre vincoli, ma piuttosto di avviare un dialogo con l'Ordre des Experts-Comptables per immaginare formule più proporzionate alle dimensioni delle piccole strutture.

Per molte attività in fase di lancio, una misura di questo tipo potrebbe avere un impatto molto concreto sulla sostenibilità del progetto.

 

Maggiore trasparenza sulle attività "sufficientemente rappresentate"

Un elemento particolarmente rilevante riguarda la lista delle attività considerate “sufficientemente rappresentate”. Per chi arriva dall’estero, questo è spesso uno degli aspetti più delicati e meno prevedibili del percorso di insediamento nel Principato.

Non di rado, infatti, imprenditori e investitori scoprono solo dopo mesi di preparazione, consulenze e spese preliminari che il settore nel quale intendono operare è già ritenuto saturo o, nella pratica, difficilmente autorizzabile. Una situazione di questo tipo genera inevitabilmente perdita di tempo, costi inutili e una comprensibile frustrazione, soprattutto quando il progetto era stato costruito sulla base di un’analisi seria e di una reale volontà di radicamento nel territorio.

La pubblicazione di una lista chiara, aggiornata e accompagnata da criteri più leggibili permetterebbe agli operatori economici di orientarsi fin dall’inizio con maggiore realismo. Consentirebbe inoltre di evitare la predisposizione di dossier destinati, già in partenza, ad avere limitate possibilità di approvazione, rafforzando così la trasparenza e la credibilità del sistema autorizzativo.

Questa riflessione dovrebbe tuttavia andare oltre una lettura esclusivamente locale dell’attività economica. Una valutazione fondata solo sulla presenza di operatori già attivi nel Principato rischierebbe di non cogliere pienamente le potenzialità offerte dai mercati esteri, né il valore di attività che, pur avendo sede a Monaco, potrebbero svilupparsi principalmente a livello internazionale. Si tratta di progetti che possono contribuire all’attrattività della piazza monegasca, generare ricadute economiche positive e, in alcuni casi, partecipare anche al gettito dell’ISB, l’imposta monegasca sugli utili.

Per un territorio che ambisce ad attrarre progetti di qualità, la prevedibilità delle regole rappresenta un elemento essenziale. Non si tratta di rinunciare al controllo o alla tutela degli equilibri locali, ma di rendere i criteri di valutazione più chiari, più coerenti e più adeguati alla realtà di un’economia internazionale.

 

Semplificazione amministrativa

L’obiettivo di proseguire con la digitalizzazione delle procedure e applicare in modo più concreto il principio del “Dites-le nous une fois” risponde a un’esigenza reale. Pur trattandosi di un orientamento condivisibile, il documento non dettaglia ancora strumenti operativi concreti o modifiche amministrative specifiche che consentano di valutarne l’effettiva portata. Resta quindi da capire attraverso quali misure pratiche questa volontà di semplificazione potrà tradursi in una riduzione reale degli oneri amministrativi per le imprese.

Ancora oggi molte procedure richiedono la trasmissione ripetuta degli stessi documenti, passaggi amministrativi ridondanti e tempi non sempre compatibili con le esigenze operative di un’impresa.

Per un imprenditore, poter creare una società, modificare elementi statutari, trasferire una sede o gestire comunicazioni amministrative attraverso procedure digitali semplici e coordinate rappresenterebbe un progresso significativo.

Semplificare non significa ridurre il controllo. Significa rendere il sistema più efficiente, più leggibile e più coerente con gli standard internazionali a cui molti imprenditori sono ormai abituati

 

Un sostegno che non si limiti alla fase di avvio

Interessante anche la riflessione sul ruolo del F2IAM, il Fonds d’Innovation, d’Impact et d’Accélération Monégasque.

L’idea di ampliare il suo campo d’intervento oltre le sole fasi di incubazione o avvio risponde a una problematica reale. Molte imprese non hanno bisogno di supporto soltanto quando nascono, ma anche quando devono crescere, strutturarsi, internazionalizzarsi o affrontare una fase di trasformazione.

In questa stessa logica di accompagnamento nel tempo si inserisce anche la proposta relativa alla pensione dei lavoratori indipendenti. Attualmente, il regime CARTI prevede una soglia di dieci anni di contribuzione per aprire un diritto alla pensione; al di sotto di tale durata, non viene riconosciuta alcuna pensione, nemmeno parziale. Il piano propone quindi due possibili correttivi: ridurre la soglia da dieci a cinque anni, oppure mantenere il limite attuale prevedendo un rimborso parziale dei contributi qualora non maturi alcun diritto pensionistico.

Si tratta di un punto importante perché molti percorsi imprenditoriali, oggi, non sono necessariamente lineari o destinati a durare tutta la vita professionale. Rendere il sistema più proporzionato permetterebbe di non penalizzare chi avvia un’attività per un periodo più breve, contribuendo comunque al tessuto economico del Principato.

Limitare il sostegno pubblico alle sole start-up rischia quindi di lasciare scoperte imprese già avviate, credibili e potenzialmente strategiche per il Principato.

Naturalmente, questo tipo di sostegno dovrebbe basarsi su criteri chiari, legati alla solidità del progetto, all’impatto economico, alla creazione di valore locale e al reale radicamento sul territorio.

 

Il punto di vista degli imprenditori stranieri

La tutela degli interessi dei cittadini monegaschi resta naturalmente una priorità comprensibile per il Principato. È un elemento strutturale del modello locale e non può essere ignorato.

Tuttavia, Monaco è anche una realtà profondamente internazionale. Una parte significativa dei residenti stranieri dispone di competenze, reti professionali, capacità di investimento e visione imprenditoriale che potrebbero contribuire in modo ancora più attivo allo sviluppo economico del territorio.

Il tema non è opporre cittadini monegaschi e imprenditori stranieri, né immaginare un’apertura indiscriminata. La questione è piuttosto trovare un equilibrio più adatto alla realtà economica contemporanea.

Un modello più equilibrato potrebbe permettere di:

  • preservare gli interessi locali;
  • mantenere elevati standard qualitativi;
  • valorizzare progetti solidi e credibili;
  • favorire l'apporto di competenze internazionali;
  • rafforzare l'attrattivita economica del Principato.

Dal punto di vista dei nostri clienti, ciò che conta non è soltanto ottenere un’autorizzazione, ma comprendere il sistema, potersi orientare con chiarezza e avere la sensazione che un progetto serio venga valutato secondo criteri leggibili e coerenti.

 

Dalla riflessione all'applicazione

Le proposte avanzate hanno il merito di affrontare questioni concrete e di aprire una riflessione utile sull’evoluzione dell’ambiente imprenditoriale monegasco.

Resta però il punto centrale: perché queste misure producano un impatto reale, sarà necessario capire in quali tempi, con quali modalità e secondo quali criteri verranno effettivamente applicate.

Per imprenditori e investitori internazionali, la qualità di un ecosistema non si misura soltanto dalle intenzioni, ma anche dalla chiarezza delle regole, dalla coerenza amministrativa e dalla possibilità di operare in un contesto prevedibile.

Monaco non ha bisogno di rivoluzionare il proprio modello economico. Ha però interesse a renderlo più fluido e più aderente alla realtà delle imprese contemporanee.

È in questo equilibrio tra tutela degli interessi locali e apertura a progetti credibili, tra controllo e flessibilità, che si giocherà una parte importante della futura evoluzione economica del Principato.

Queste misure si inseriscono inoltre in una più ampia politica di attrattività del Principato, volta a favorire l'insediamento di imprenditori, investitori e professionisti qualificati, contribuendo così al rafforzamento della competitività e del dinamismo economico della piazza monegasca.